Cravatte

La Cravatta

La cravatta dice molto di un uomo. È il biglietto da visita estetico: comunica l’idea che uno ha di sé, in che ambienti è cresciuto e chi frequenta adesso. Nel Regno Unito ogni college ha i suoi colori, cosi quando due persone si incontrano sanno subito se hanno frequentato entrambi una Univertità Pprestigiosa o se uno di loro è stato in qualche altra meno prestigiosa. Così le gerarchie sociali vengono subito inconsciamente stabilite.

I materiali solitamente impiegati per realizzare le cravatte sono la seta, la lana, il cotone, il lino e il cachemire.

La scelta quotidiana della cravatta spesso comporta anche la scelta del materiale più adeguato all’occasione d’uso. Alcune semplici regole possono facilitarla: per esempio, dato che il clima non può essere al tempo stesso equatoriale e polare, non c’è alcuna valida ragione per portare d’estate una cravatta di lana con una giacca di lino.

In via generale, ci si preoccuperà soprattutto dell’armonia tra i diversi tipi di lucentezza o i diversi tipi di tessitura. Non è il caso di accostare una cravatta in twill o in raso, particolarmente morbida, con una lana ruvida o con un cotone rigido.

A questo proposito, una regola utile stabilisce che è bene scegliere una cravatta la cui armatura richiami quella della camicia o della giacca che la accompagna. Quindi a una giacca in lino si abbinerà perfettamente una cravatta in seta shantung, mentre per una giacca di tweed sarà perfetta una cravatta in lana.

Infine, il materiale della cravatta deve accordarsi con l’occasione: inutile dire che una seta riccamente tessuta è più adatta alle serate eleganti che a una giornata di lavoro in ufficio, mentre per il twill stampato o per il cotone vale il contrario.

Vediamo la sua definizione secondo l'enciclopedia Treccani:

(Ant. corvatta) s. f. [dal fr. cravate, adattam. del croato hrvat «croato», quindi propr. «croata»; in origine nome della sciarpa che nel sec. 17° portavano al collo i cavalieri croati]. Elemento accessorio dell’abbigliamento maschile, ma usato talora anche per abbellimento del vestiario femminile, costituito da una striscia sagomata e modellata, di seta o d’altro tessuto, in tinta unita o a colori e disegni fantasia, che viene annodata attorno al collo facendola passare sotto il rovescio del colletto della camicia. – (Fonte: Treccani).

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